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Ipercomplessità

di Federico Russo

Iper-complessità
Morin e Badaracco

Ologramma: registrazione fotografica ottenuta con il metodo dell’olografia che produce immagini tridimensionali se illuminata con un fascio di luce laser o luce bianca (Hoepli diz. 2011)

Ologramma (Principio ologrammatico) secondo Edgar Morin

Un ologramma è un’immagine nella quale ogni punto contiene la quasi totalità dell’informazione sull’oggetto rappresentato. Il principio ologrammatico significa che non solo la parte è nel tutto, ma anche che il tutto è inscritto in una certa maniera nella parte.

... occorre tenere presente che in ciascun aspetto c’è il tutto, c’è la persona umana, l’uomo come tutto

Possiamo speculare che Badaracco abbia incontrato il pensiero di Morin nel corso dei suoi studi a Parigi nei primi anni 50, anche se l’evoluzione fondamentale dell’ opera di Morin avviene in California, alla fine degli anni 60, quando trascorre un anno al Salk Institute. In questa occasione conosce gli studi sulla genetica e sul DNA e tutti gli sviluppi della cibernetica, a cui lo stesso Badaracco fa riferimento esplicito nei suoi scritti. La cibernetica è la scienza che studia i fenomeni di autoregolazione e comunicazione negli organismi viventi e nei sistemi naturali e artificiali. Nel 78 ricordiamo che Badaracco fonda la Sociatà Argentina di Terapia Familiare, dopo avere importato nelle sue osservazioni gli studi della scuola di Palo Alto, la Pragmatica della Comunicazione Umana e la teoria del doppio legame. Sembra tuttavia che proprio con la teoria della ipercomplessità egli possa superare talune rigidità “mutilanti” della teoria sistemica

Gli studi di Morin hanno infatti contribuito allo sviluppo della teoria dei sistemi permettendo il passaggio dalla prima alla seconda cibernetica. Mentre nella prima si riteneva che fosse possibile separare l’osservante dall’osservato, vale a dire operare secondo il modello della “scatola nera” e riconoscere input e output nelle relazioni che collegavano le persone, in particolare gli individui all’interno della famiglia, con il secondo principio della cibernetica si includeva nella relazione l’osservatore stesso, le sue emozioni, motivazioni e pregiudizi. Facendo propri alcuni di questi concetti appare evidente a Badaracco che il sistema patologico si riattiva permanentemente e possa di conseguenza essere trattato nel qui e ora non in quanto riattualizzato nella relazione di transfert ma in quanto presente e attivo nella relazione reale tra gli individui coinvolti nelle interdipendenze.

Secondo Badaracco “nel complesso multifamiliare gli interventi sistemici (secondo il modello della scatola nera) apparvero chiaramente come un modo mutilante di organizzare la conoscenza, che non permette di riconoscere e afferrare la complessità del reale nella dinamica della vita di una famiglia, per poterla aiutare terapeuticamente”.

Immaginiamo il gruppo come un sistema costituito da piccoli aghi di bussola. La condizione di massimo allargamento della coscienza del gruppo e’ quella in cui gli aghi sono orientati in modo casuale e le possibili direzioni di ognuno sono infinite. Il sistema è disordinato. Questa condizione o stato del gruppo si verifica all’inizio di ogni seduta e, talvolta, nelle fasi terminali. Non sempre, ma frequentemente accade che nel corso della seduta il gruppo tende ad aumentare le interazioni. I diversi membri del gruppo vanno allineandosi, la conversazione scorre più fluida, affiorano e si esprimono le emozioni. Ciascuno interagisce fortemente con gli altri e queste forze, che vanno allineandosi sembrano capaci di interagire con le forze che tengono strette e bloccate le relazioni patologicamente interdipendenti. In questa fase ci sorprendiamo a notare che il clima del gruppo cambia e che lavora una forza nuova, che JGB chiamava “mente ampliada” . La coscienza del gruppo tende ad un restringimento ma si orienta su i fenomeni più patologici mentre il sistema si muove dalla singolarità alla gruppalità. Questa è una transizione di fase e la sua potenza terapeutica sta nella transitorietà. (Federico Russo 2014)

Tale sistema ipercomplesso implica i seguenti fenomeni presenti allo stesso tempo:

Gli osservatori e le loro storie personali, emozioni, risonanze e rispecchiamenti. Quanto più gli osservatori si dispongono da ricercatori, liberandosi di strutture preformate, tanto più agiscono con un gruppo di forze orientate nello spazio in modo casuale.

I sistemi interdipendenti patologici. Caratterizzati prevalentemente da diadi questi sistemi hanno caratteristiche fisse. La qualità delle comunicazioni e delle autoregolazioni è molto specifica e facilmente riconoscibile da tutti gli altri partecipanti al gruppo. Sono sistemi dominati dall’ordine, con forze orientate all’interno della diade, l’uno verso l’altro.

I sistemi instabili. Rappresentano risultanti di precedenti sistemi interdipendenti patologici che vivono transizioni di fase. Dal punto di vista psicopatologico riconosciamo questi sistemi o individui perchè esprimono crisi intercorrenti che si manifestano nel gruppo come tentativi in corso di operare cambiamenti nel sistema di relazione e comunicazione all’interno dei sistemi familiari o tra individuo e ambiente.

Gli individui singolari, separati, che conservano una memoria della esperienza simbiotica. Ciascuno di questi può mostrare orientamenti differenti e si ri-orientano solo transitoriamente in fasi di forte coesione gruppale che si evidenziano nella mente ampliada, per poi ritornare al proprio orientamento, sempre diverso da quello di partenza.

Gli individui abitati, incastrati in trame interne di interdipendenze patologiche, privi ormai del sistema diadico in cui si sono incastonati. Sono caratterizzati da fissità, rigidità, psicopatologicamente li riconosciamo come disturbi cronicizzati con scarso potenziale evolutivo. Tendono a mantenere il proprio orientamento di forze originario anche durante le fasi di mente ampliada e le modificazioni indotte dall’esperienza gruppale appaiono ridottissime, quasi impercettibili.

Nel paradigma della ipercomplessità dobbiamo tuttavia ritenere che in ciascun individuo, come in ciascun sistema, siano presenti le singole parti appena descritte, che possiamo facilmente riconoscere e collegare alla nostra esperienza clinica, ma anche tutte le parti allo stesso tempo. Nel sistema multifamiliare ipercomplesso possiamo ritenere che ciascuno possa avere l’occasione di riconoscersi in una delle parti del sistema o possa contenerle tutte allo stesso tempo. I veloci movimenti di forze che si sviluppano nella situazione relazionale di transfert possono determinare in ciascuno il passaggio più o meno violento da una fase all’altra riorientandosi le forze interne e le forze dei sistemi. Così in ogni sessione di gruppo si svolge tutto il processo terapeutico oppure un frammento infinitesimale dell’intero processo.

Secondo Badaracco il cambiamento, che riguardi un individuo o un sistema, avviene attraverso regressioni o disorganizzazioni. Egli definisce queste transizioni come “crisi”. Potremmo in questa ottica auspicare che il Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare operi come un sistema Ipercomplesso che genera crisi controllate, transitorie in quanto reversibili, tali da alterare l’ordine patologico. La conseguenza di tali transizioni è che non è mai permesso l’esatto ritorno alla situazione precedente per nessuno dei membri coinvolti nella esperienza del gruppo.