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L'incertezza

di: ??
Ho sempre sentito parlare Badaracco dell’incertezza che in spagnolo si dice “incertidumbre” e mi rendo conto solo ora che istintivamente ho tradotto questo termine come “zona d’ombra” probabilmente perché rispecchiava un mio vissuto quando mi ritrovavo all’interno del gruppo e ascoltavo provando a dare senso a ciò che avveniva dentro e fuori di me. Ricordo che a volte mi forzavo per capire, come se dovessi farlo per forza, trovare collegamenti forzandoli per trovare quelle “cose” teoriche che avevo studiato precedentemente. Costringevo così la mia mente a rimanere chiusa dentro questa fame di evidenze empiriche.

La zona d’ombra, che associo all’incertezza, figurativamente fa riferimento ad un punto o un aspetto oscuro e sconosciuto, come se fosse una zona non illuminata in cui non si può vedere quello che succede.

Badaracco scrive “tollerare il vuoto e l’incertezza ha a che fare con la possibilità di immaginare luoghi vuoti negli spazi mentali e incontrare il modo di riempirli con idee nuove, che hanno inter-relazioni significative con le nuove idee della mente”.

L’invito che ci viene proposto mi sembra essere quello di non dare per scontato adattando un concetto predeterminato ad una interazione che sta avvenendo. E credo che a questo lui si riferisca quando dice che ci si perde il meglio quando ci si dice “ah, io già so!”, un po’ mi sembra sulla stessa scia del famoso “tutto torna” così tanto caro a noi del mondo psi.

Si tratta di una posizione che non ci permette certamente di esplorare non solo le interazioni che vengono agite ma anche le emozioni che vi sono alla base insieme al senso che hanno in quella specifica relazione.

Nella zona d’ombra mi viene in mente che mi posso dire che non c’ho capito niente almeno in quel momento, che non trovo connessioni e non riesco a fare ipotesi ne pensare il senso di una emozione che sta circolando.

Bene, credo che più che “tollerare”, accettare una simile condizione possa aprire alla possibilità di cogliere elementi che vengono fuori in un momento inaspettato. È come un po’ tornare da una gita al largo in barca, all’inizio c’è il mare sconfinato, man mano che ci si avvicina al porto si intravede un paesaggio sullo sfondo fino a quando ogni elemento diventa man mano disponibile per la messa a fuoco dei nostri occhi.

All’interno del gruppo la disponibilità degli occhi per provare a vederci meglio e pensare è moltiplicata data la presenza simultanea di più persone. Lo spazio dell’incertezza allora diventa una possibilità per tutti di incontrare il modo di riempire gli spazi vuoti della mente, ognuno in tal senso può farsi carico di un pezzettino di comprensione perché per esempio si tratta di qualcosa che lo riguarda o di cui ne ha esperienza in qualche modo.

Mi viene in mente che questo terreno d’ombra che ci vede tutti coinvolti dentro l’esperienza terapeutica del gruppo multifamiliare possa ben rappresentare quella base che costituisce le fondamenta di quella che Badaracco chiama la mente ampliata.