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Sofferenza psichica

di Daniela Catania

Concetti di: 
Fallimento dell’holding materno…. Trauma…..Interdipendenza patogena….Risonanza nel gruppo.

Winnicott suggerisce che il precursore dello “specchio” è il volto materno e che il ruolo della madre è di restituire al bambino il suo Sé. Quando il bambino guarda il viso della madre può vedere se stesso riflesso nell’espressione materna. Il bambino può scoprire se stesso solo vedendolo riflesso. Se egli viene visto in un modo che gli fa capire di esistere, in un modo che conferma la sua esistenza, sarà libero di continuare a guardare. Winnicott afferma che quando la md è incapace di fornire quell’ambiente sufficientemente buono necessario ad un senso del se, lo sviluppo psicologico si arresta, rimane bloccato mentre il resto della personalità cresce al di la e intorno ad un nucleo mancante. Il nucleo dell’autenticità rimane sospeso, bloccato dall’adesione adattativa all’ambiente con tutte le sue carenze, fino a quando è possibile trovare un ambiente di holding che permetta l’emergere di un’esperienza soggettiva autentica. Winnicott sostiene che un neonato possa sopportare un gran numero di situazioni frustranti ma logicamente la tolleranza non è illimitata..quando il limite è oltrepassato il bambino ha subito un trauma, l’ambiente ha esercitato una pressione.Questa esperienza è vissuta come un terrore impensabile e cioè come un angoscia psicotica. La conseguenza di una grave traumatizzazione è un danno alle potenzialità mentali del vero sé e il successivo sviluppo di strutture del falso sé. Possiamo dire la risposta ad una prolungata intrusione è la frammentazione dell’esperienza del b. Si sintonizza coattivamente con le richieste ambientali. Perde il contatto con i suoi bisogni e gesti spontanei, ne deriva una frammentazione che scinde un vero se che si atrofizza ed un falso se su base compiacente. Il falso se offre l’illusione di un’esistenza personale, il cui contenuto è modellato sulle aspettative e le richieste della madre. Il bambino diventa l’immagine che la madre ha di lui.
Se la madre fallisce i suoi compiti , secondo winnicott il b. reagisce alle carenze sviluppando forme patologiche di difesa dalla sofferenza psichica: la paura del crollo o il falso sé….la protesta nei confronti del fatto di essere costretto ad un’esistenza falsa può essere osservata fin dai primi stadi e si esprime in un’irrequietezza generale e in disturbi che possono scomparire clinicamente, ma solo per riapparire in forma grave in uno stadio successivo. W. Ha proposto un interessante classificazione delle organizzazioni di falso sé: v. allegato……..
Secondo Badaracco il gruppo multifamiliare si costituisce come una microsocietà; lo compongono le famiglie con problemi diversi, ma alla base i conflitti umani sono sempre gli stessi anche se prendono forme differenti che molte volte è difficile individuare le somiglianze .Una delle funzioni terapeutiche più importanti è quella di visualizzare le somiglianze, il che permette la metaforizzazione della situazione. Il pz mentale grave ha bisogno di un contesto comunitario affinche la sua pazzia possa avere dove manifestarsi. Per sua natura la pazzia che non può essere pensata ha bisogno di un altro per poter essere attuata.
Le caratterisiche dei pz. che agiscono come personaggi in un contesto comunitario si potenziano quando coinvolgiamo i familiari, gradualmente ci permettono di scoprire al di la dei personaggi costruiti a partire da identificazioni con aspetti dei genitori, la persona infantile sana che ancora si annida all’interno del pz senza aver avuto la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità.
i pz sembrano abitati da una molteplicità di personaggi, spesso incompatibili tra loro che hanno impedito lo sviluppo del loro “vero sé”. Vediamo che i temi dolorosi che hanno provocato un intensa “sofferenza psichica” , sono come sommersi nell’inconscio e che è necessario un lungo cammino per scoprire la vera trama di interdipendenze patogene che hanno segnato la storia della persona. Poiché la situazione traumatica è per sua natura violenta e generatrice di violenza, è impossibile evitare che la violenza contenuta si estrinsechi in altre maniere. Attraverso la creazione di un clima di sicurezza psicologica, possono lentamente emergere i blocchi di questa violenza interna nella forma di risentimenti e rimorsi, aggressività, invidia, gelosia, odii primitivi ecc. La presa di coscienza di aspetti emozionali traumatici sepolti nell’animo umano, è una scoperta arricchente che deve avvenire in un contesto di solidarietà in cui tutti possono sentirsi accompagnati nella loro sofferenza psichica, per poterla manifestare liberamente, senza il timore della pubblica vergogna. La terapia mira, a rendere possibili processi di cambiamento psichico, mentale ed emozionale. I funzionamenti mentali, in generale, organizzati per neutralizzare la sofferenza psichica, irretiscono i conflitti in una trama di interdipendenze che tendono a ripetersi in modo stereotipato. Fanno soffrire, ammalare perché trasformano le situazioni nuove in ripetizioni transferali di antiche esperienze traumatiche. Il contesto multifamiliare è quello che ha più potere di promuovere il cambiamento di fronte questa tendenza. L’inizio di un processo estremamente delicato e doloroso, la paura di certi temi può essere contenuta dal gruppo. Le persone hanno la possibilità di intuire che sebbene vivano mementi di angoscia e sensazioni di vuoto e di morte, a causa dei cambiamenti che comportano la destrutturazione dei personaggi, costruiti dalle identificazioni patogene e che questi processi di disidentificazione vissuti come depersonalizzazione, non sono distruttivi ma mettono in contatto con il “vero Sé”.
In ultima analisi vorrei leggere una citazione di Foulkes :“Il gruppo è la matrice mentale dell’invdividuo”; l’uomo è sin dalle origini l’uomo gruppo e le relazioni interne non vanno intese come relazioni tra un Io e istanze istintuali, come è stato nella tradizione psicoanalitica ma piuttosto come relazioni tra un soggetto ed altre presenze: gruppi interni.
Il mondo interno si forma sulla base delle relazioni tra un soggetto ed altre presenze, con le quali l’Io originariamente si confonde e dalle quali per tutta la vita cercherà poi di distinguersi alla ricerca della propria creatività. I modelli culturali vengono trasmessi nei primi mesi di vita attraverso l’accudimento, l’allattamento, i ritmi, le canzoni ecc. Queste comunicazioni hanno luogo in una fase fusionale dell’unità madre/figlio, quando tra madre e bambino vengono trasmessi direttamente contenuti psicosomatici. In questa prima comunicazione i modelli sono incorporati dal bambino e ciò instaura uno stato di “indistinzione” con gli altri nell’unità che legherà il bambino alla furura persona individuata, al gruppo al quale appartiene.
Questa base culturale continua a funzionare nella vita, da la cornice al sentimento del noi come parte del Sé e del fenomeno che Foulkes chiamò risonanza.