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PMF e le istituzioni

Riflessioni sul post-gruppo
di: M. Assunta Ciavarella, Erminia Coco, Viviana Guerriero
Il confronto e la discussione tra gli operatori al termine del Gruppo di Psicoanalisi Multifamiliare sono da ritenersi un’esperienza di valenza altrettanto terapeutica del gruppo stesso, se pur su una dimensione diversa. Tale situazione rappresenta, secondo noi, un luogo e un tempo in cui fermarsi ad ascoltar se stesso e i colleghi, un momento in cui la funzione di “terzo analitico” è condivisa e arricchita dalle esperienze degli altri.
Sono molteplici gli elementi su cui si lavora durante le riunioni post-gruppo, si cercherà in questa sede di approfondirne alcuni.
Spesso, durante tali incontri, si parla del paziente e della sua famiglia: sia in una maniera sincronica in cui si raccontano fatti, si rilevano elementi che sembrano interessanti, si scambiano osservazioni e perplessità; sia in una maniera diacronica in cui si viaggia sui binari delle libere associazioni e delle emozioni, che l’esperienza del gruppo in quel particolare giorno ha fatto nascere dentro di noi. In tal caso gli operatori riporteranno delle sensazioni, dei ricordi personali, oppure delle immagini che vengono loro in mente, a proposito del tema o della problematica di cui si sta discutendo, e che sembrano particolarmente pregnanti in quel momento.
Il lavoro del post-gruppo, in effetti, non si esaurisce nella discussione e nello scambio che scaturiscono dall’incontro con i pazienti e la famiglia. Un’altra dimensione particolarmente importante è quella della conduzione. Ci si confronta tra operatori su un tipo d’intervento o l’altro e su come riuscire ad aiutare le famiglie a sciogliere quei legami d’interdipendenza patologica e patogena che sono presentati sotto forma di problemi concreti e sofferenza emotiva.
Si dispiega qui il terzo aspetto dell’importanza del lavoro post-gruppo: il focus sull’operatore. Esso si riferisce al riflettere e al confrontarsi sull’esperienza soggettiva dello stare nel gruppo, che permette a ciascun operatore di sentirsi più libero e creativo e, allo stesso tempo, più consapevole. Tale libertà dipende dalla possibilità che gli operatori si danno di esplicitare le dinamiche nelle quali hanno sentito di poter cadere, oppure nelle quali si sono trovati loro malgrado intrappolati, e di confrontarsi con i colleghi, che in questo senso possono avere una funzione di supporto e di rispecchiamento, catalizzatori dell’elaborazione di tale esperienza. In un certo qual modo, gli operatori sperimentano che lavorare insieme non vuol dire per nulla omologarsi o convergere in un’unica ottica, ma riuscire a mantenere la propria diversità e a far convivere una molteplicità d’aspetti nel lavoro di co-conduzione.
La riunione del post-gruppo sembra, inoltre, rappresentare la cornice e un altro valido strumento per affrontare e tentare di sciogliere i momenti di stallo o di crisi che non si sono riusciti a dipanare all’interno del lavoro del gruppo stesso. Tali fenomeni, che il gruppo di psicoanalisi multifamiliare può delimitare, ma non eliminare, divengono il materiale di lavoro nel post-gruppo, sentito come spazio di successiva riflessione ed elaborazione delle situazioni che si presentano come più complesse.
Il post-gruppo aiuta a tessere una rete tra gli operatori, sufficientemente robusta e flessibile, per accogliere, elaborare e trasformare le richieste della famiglia in difficoltà. Tale rete, ad esempio, potrebbe essere utile per tollerare e limitare l’aggressività agita da parte dei partecipanti al gruppo su uno o più operatori, divenuti gli attori delle dinamiche d’interdipendenza patologica e patogena, che si annidano nel funzionamento familiare e si attualizzano nella relazione con i conduttori. La presenza rassicurante degli altri colleghi, che condividono insieme la responsabilità della cura dei membri del gruppo, può liberare il singolo dalla gabbia nella quale si è trovato incastrato e che blocca il pensiero e spinge all’azione.
Il post-gruppo rappresenta per chi conduce uno spazio dove riprendere le vesti di operatore. Si tratta di un gioco figura/sfondo: durante il lavoro di gruppo, dove è in primo piano la soggettività di tutti i partecipanti, il ruolo di operatore è un aspetto che rimane prevalentemente sullo sfondo; mentre nel post-gruppo riemerge con maggiore chiarezza la funzione di operatore, su uno sfondo arricchito dai vissuti personali di ognuno.
A questo punto, ci sembra opportuno accennare al fatto che gli operatori, sebbene attrezzati sul piano professionale e personale, non sono immuni dal rischio di essere sopraffatti dai rigidi e ripetitivi schemi che influenzano le interazioni tra loro e ostacolano il buon funzionamento del Servizio e del singolo, modalità che si sono create in anni di convivenza lavorativa e umana. Tali dinamiche, forse inevitabili, forse specchio del lavoro con pazienti che utilizzano la scissione e la proiezione come meccanismi principi del loro regno di sofferenza, potrebbero essere paragonate alle interdipendenze patologiche e patogene che negli anni si calcificano nelle famiglie dei nostri utenti. Il post-gruppo, quindi, non può non porre particolare attenzione al sotto-sistema degli operatori e, soprattutto, a quelle interazioni che incidono negativamente sul lavoro del gruppo stesso. Questo tema, seppur doloroso e delicato, può nel tempo essere affrontato e forse dipanato, al fine di favorire un’esperienza più profonda e dinamica del lavorare insieme e dare la possibilità ad ognuno di mettere in campo diverse funzioni della relazione terapeutica. Il lavoro nel post-gruppo può avere l’effetto benefico di amplificare la sensazione del “sentirsi gruppo” e “lavorare insieme” sollecitando quella che si potrebbe definire la “virtualità sana” che alberga anche negli operatori.
Infine, vorremmo accennare al post-gruppo come momento formativo in cui i tirocinanti, gli specializzandi, ma anche gli strutturati stessi si confrontano con un nuovo setting e un diverso modo di pensare i pazienti e le loro famiglie, s’interrogano sul metodo e cercano di dare significato ad un’esperienza complessa e profonda quella quale che si sta vivendo insieme.

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Aggiornato: 
21/10/2014 - 01:35